GESU’, MAESTRO DI VITA: UN APPROCCIO STORICO

Gesù comunicava a tutti: “Dio è già qui!”

Con la sua presenza gli uomini e le donne più deboli (ammalati, mendicanti, vittime di abusi e categorie considerate “impure”) vedono un Dio amico della vita e la lettura del rapporto con Dio comincia a cambiare.

La gente sente Gesù come maestro di vita che insegna a vivere in modo diverso.

Lo chiamano Rabbì (maestro): è un profeta ed un saggio che aiuta a vivere rispondendo ad una proposta di Dio.

Gesù non appartiene a nessuna scuola filosofica, non si inquadra nella tradizione, ma dalla sua vita tiriamo fuori l’immagine di Dio.

Il suo insegnamento è “sovversivo” rispetto alla religione ebraica ufficiale: propone di passare dalla religione convenzionale ad una vita appoggiata sul “Regno di Dio”, di camminare costruendo una vita di qualità.

Conosce la Bibbia, ne ha grande familiarità, ma cita la Bibbia in modo popolare (non preciso), adatta le immagini bibliche alla propria esperienza di Dio.

Non è maestro della legge, ma ha un modo di insegnare e di proporre molto personale, che cerca di raggiungere anche le persone semplici (parlando con loro usa esempi concreti, parabole).

Parla con frasi nate dal suo modo di intendere la vita e lo fa con “autorevolezza”: “non giudicate e non sarete giudicati”, “amate i vostri nemici”.

Gesù proclama il “Regno di Dio” dicendo: Dio offre a tutti il suo amore, senza guardare ai meriti di nessuno. Sta a noi accettare questo regalo di Dio (che non guarda ai meriti) e ci chiede di accogliere la sua misericordia.

Gesù spiega questo con una “parabola” (paragone, esempio pratico):

il seminatore che va a seminare. Parte del seme cade sulla strada e gli uccelli mangiano la semente. Un’altra parte su un terreno pietroso e si secca, un’altra cade tra i rovi e questi la soffocano. Altre parti cadono in terra buona: crescono, si sviluppano e portano frutto (al 30, al 60, al 100 per cento).

Dio fa come i contadini: sa che parte del seme andrà perduta. Però la forza di Dio darà frutto.

Questa buona notizia deve arrivare a tutti e Dio vuole “regnare” nell’intimo, nel profondo delle persone che con un cuore nuovo renderanno il mondo più umano.

Diventare come bambini – insignificanti per quella società ,non persone– per lasciarci abbracciare da Dio (come loro dai genitori): diventare una nuova personalità.

Gesù va oltre la legge che era  custodita con orgoglio in ogni sinagoga (un rotolo, dentro un baule).

Non risulta che Gesù si pronunci su che cosa significa teoricamente  per lui la legge , ma partendo dall’esperienza di Dio, prende posizione ogni volta.

La legge scritta non è più centrale: ora c’è il Regno di Dio, la realizzazione della misericordia di Dio cioè  essere buoni come lui. Quindi via le discriminazioni: Gesù incontra chiunque si presenti, non accetta che i cibi o le persone siano di per sé impure, ma dice che è il cuore delle persone che rende impure le cose e le persone.   Vuole che la “compassione” di Dio si vada diffondendo nel mondo.

Gesù non si schiera mai contro il “sabato”, ma vuole che le opere che si compiono o no il “sabato” , siano per il bene dell’uomo.

Che cosa è permesso fare di sabato? Fare il bene o il male, salvare una vita o distruggerla? Il sabato è per fare ogni cosa possibile a favore dell’uomo. Importante è  realizzare la qualità della vita, quella che Dio vuole,anche con il riposo.

L’amore è quello che conta:è l’unica risposta adeguata alla proposta del “Regno di Dio”.L’amore di Dio e l’amore  verso il prossimo sono  la sintesi della nuova legge. Vi è stretto rapporto tra “amore per Dio” e per gli uomini, sono inseparabili.

 Quello che va contro l’amore, va contro Dio.

Al primo posto vi è l’amore di Dio, ma insieme Cristo ama ed in questo amore-misericordia- condivisione vi sono tutti coloro che Dio ama.

E’ nell’amore verso il prossimo che si scopre l’autenticità dell’amore verso Dio.

Gesù pensa a relazioni nuove, regolate non dall’interesse, ma dal servizio concreto reso a chi fa più fatica,fino ad amare anche i nemici.

Gesù comincia a parlare un linguaggio nuovo e sorprendente: Dio non è violento, ma misericordioso, ama perfino i nemici, non vuole distruggerli.

Dio è accogliente: questa è l’esperienza proposta da Gesù.

Bisogna deporre l’odio. La lotta non violenta per la giustizia è la strada nuova.

Dio non distrugge la vita, ma ne ha cura.

La venuta di Dio significa l’eliminazione di ogni giustificazione della violenza tra le persone ed i popoli. In base alla sua esperienza di Dio non violento ,propone una resistenza non violenta all’ingiustizia.

Che cosa emerge:

–         il tentativo di Gesù di sradicare l’ingiustizia senza cadere nella violenza distruttrice

–         risponde all’aggressione in modo diverso dall’aggressore,cercando di togliere l’aggressività.

Colpire sulla guancia destra era un modo di umiliare. Lo facevano i padroni con i servi, i mariti con le mogli.

Gesù dice : se uno ti schiaffeggia non perdere dignità, togligli il potere di umiliarti, mostragli che la sua aggressività non ha avuto effetto su di te, continua a comportarti da persona umana che rifiuta la violenza.

Gesù esige che il mondo venga regolato non dalla violenza (e dalla guerra,magari al terrorismo), ma dal dialogo e dalla comprensione smascherando la società costruita sulla violenza, sull’ingiustizia.

Non risulta, però, che Gesù, per realizzare questo, pensi ad una grande istituzione gerarchica, ma al “piccolo seme”, al lievito che trasforma la qualità di vita della società.

Scheda realizzata da Fredo Olivero in base al testo “Gesù, un approccio storico” J. A. Pagola, 2009, Borla         Torino 2013.12