RELIGIONE E VIOLENZA: le radici dell’odio

 

PREMESSA

Oggi è sempre più importante capire quali sono i rapporti tra credenti e religione e tra religioni diverse.

Gli avvenimenti di questi ultimi anni, con sedicenti “califfi” che usano l’Islam come strumento di morte nei confronti dei “diversamente religiosi” e con altri credenti, ci fa riflettere se sia solo una lettura errata odierna o se le radici dell’odio abbiano origine dal potere religioso.

1.Nel cuore delle religioni vi è la violenza che può essere anche sanguinaria: le vittime vengono sgozzate nel cuore più importante ed esclusivo del tempio, in un giorno sacro, da un uomo “sacro”.

E la tradizione di Israele lo conferma “gli agnelli restano sul braciere tutta la notte” come profumo soave a Dio. Il sacrificio cruento fa parte della religione.

La religione ha, fin dall’inizio, relazione con la violenza, anzi è associata ad atti di estrema violenza, che causano altra violenza e morte. Per questo la lettera agli Ebrei dice “Tutte le cose vengono purificate con il sangue” (9,22), come dire che, per avvicinarsi a Dio, bisogna versare il proprio sangue.

Si tratta di una naturale inclinazione umana, celebrare con riti gli atti importanti della vita dove la violenza si traduce in morte rituale, il “sacrificio”, l’uccisone di una vita. La vita continua sulla base dell’uccisione di altre vite: vegetali, animali e talora umane. La vita che si afferma presuppone la morte di altri (“sacrificio rituale”), talora si incrementa la propria vita distruggendo un altro.

La religione, dunque, è nata associata alla violenza.

 

2.La religiosità di Gesù è laica, significa che è basata sulla separazione della società civile da quella religiosa. Gesù ha conservato una relazione vera e profonda con Dio che invoca come  Padre, ma provoca un conflitto continuo con la religione ufficiale: membri e riti.

Gesù di Nazareth insegna una religione in cui Dio e religione non coincidono, anzi entrano in conflitto e sono incompatibili.

Gesù afferma che la religione del tempio e dei sacerdoti è il più grande ostacolo per incontrare Dio e resta così tutta la vita, fino ad urlare il suo senso di abbandono da parte di Dio (Marco 15,34). Si è sentito “senza Dio”, abbandonato anche da Dio : “Dio mio Dio mio perché mi hai abbandonato” (Matteo 27,46): è il lamento di un uomo che si sente lasciato solo. Un abbandono progressivo nelle ultime ore: Giuda, i discepoli, Pietro, la gente, Dio stesso.

Uso un testo del 1943 lasciato da un ebreo anonimo nel ghetto di Varsavia

“Credo nel Dio di Israele anche se ha fatto di tutto per non farmi credere in lui”.

 

3.COME  VIVE  LA VIOLENZA GESU’ DI NAZARETH

La religiosità del tempio canonizza la “legge” (Torah), interpretata con autorità dai teologi rabbini, e dalla legge si doveva ricavare la volontà di Dio per ogni situazione, usurpando la lettura dei profeti. Gesù fu visto come tale, uno che sconvolge in modo radicale la legge e non ha utilizzato mai il tempio e le sinagoghe per rapportarsi con Dio. Mai assiste ai riti del tempio né si mette a pregare. Nella sinagoga “insegnava” perché era luogo dove si riuniva la gente e spiegava il nuovo messaggio. Mai si identificò con la religione ufficiale della società, né  creò un “centro di spiritualità”, un luogo per allontanarsi dal mondo e stare con i discepoli.

Gesù viveva diversamente la sua religiosità, insieme alla gente, soprattutto poveri, malati, lavoratori dei campi, pescatori, nei villaggi, nella strada, nelle case. Si lasciava invitare anche dai “peccatori” (pubblicani). Non escludeva nessuno; la sua era una religiosità piena di accoglienza.

Emergono due temi

  1. l’esperienza di Dio
  2. la preghiera

che sono i pilastri della sua religiosità.

Gesù uomo religioso? Sì, ma alternativa è la sua religione. Lui non legittima la religione che trova, non si fa “fedele alla religione ufficiale ed al sistema” che cova all’interno disuguaglianze, ingiustizie e sceglie un altro tipo di convivenza.

Per questo molti, anche oggi, sono indignati e non intendono appoggiare una religiosità che sostenga il sistema sociale esistente con le sua contraddizioni, come fa sovente la Chiesa.

 

4.Gesù sposta la religiosità dal tempio all’uomo.

La toglie dalle mani dei sacerdoti e teologi, la sradica dalle norme e dai riti e pone l’elemento centrale nell’umano: fare le migliori esperienze possibili, esprimere bontà e misericordia con tutti, credenti e no. Ha tenerezza con chi soffre: ammalti, poveri, emarginati.

Vede chi ha bisogno di una esperienza più profonda con Dio a cui si avvicina con il silenzio e la preghiera. Dio e preghiera sono i due pilastri della sua fede. Basandosi su questo Gesù sposta il centro della religione sull’uomo:è capace di far vivere l’umano fino in fondo.

Dio era sentito misterioso e lontano, nel tempio (forse nel 3° secolo A.C.) venne taciuto il nome di Jahvè e sostituito con un gran numero di altri nomi: Signore, Signore degli eserciti, re del cielo, cielo, Signore degli spiriti, Grande gloria, Altissimo è  il più popolare. E poi si sostituì una qualità con l’aggiunta “divino”: Divina provvidenza, Sapienzadivina,…. per evitare di pronunciare il nome che si riteneva da rispettare ed ubbidire (a causa di una storica alleanza che richiedeva fedeltà e timore, senza nominarlo invano).

La religione al tempo di Gesù prese il sopravvento su “Dio”, era più importante osservare i riti che avere una relazione valida con Dio.

Israele al tempo di Gesù non sapeva più dove andare, proprio per l’idea che aveva di Dio e che diffondeva: chi è Dio? come si incontra?

 

5.Gesù cominciò, quando si rese conto della sua missione, a chiamare Dio con un altro nome ed a spiegarlo in modo diverso, doveva sentire Dio in altro modo ed iniziare non con gli elementi più importanti di quella religione (tempio, sacerdoti, teologi …), ma con quelli meno importanti (la gente più umile, i malati….). Va in Galilea (paese di “sofferenza”, di povertà) ed inizia il processo di rinnovamento quasi tutto il tempo. Vive con la sua gente e solo alla fine va a Gerusalemme dove subisce il culmine della violenza. E coglie che quello che cambia tutto non è l’ideologia (verità, dogmi, teorie …), ma il modo di vivere la vita di tutti i giorni.

Annuncia in Galilea la “signoria di Dio” (Luca 4,43) tema centrale della buona notizia: “il Regno di Dio è Dio” ed è la felicità dell’uomo. Come agisce Dio nel mondo? Con un “amore senza limiti”, autentico. Così propone ad ogni persona di vivere nella bontà, nel rispetto, nella tolleranza, nella tenerezza. Capisce che per rinnovare la religione screditata non serve rinnovare il “dogma”, ma potenziare l’etica, le scelte di vita.

 

6.Appena si incontra Dio, la religione rischia di essere ostacolo. La religione ufficiale non tollera questo cambiamento, butta all’aria la loro autorità ed il loro affare. Ora il punto di incontro con Dio è nella strada, nel lavoro, nell’”umano”. Gesù non spiega Dio attraverso “insegnamenti” alti, ma mettendo in pratica la bontà con quanti soffrono. Viene con rispetto, con tolleranza, con bontà disarmante e debole, che si impone perché debole (e non tranquillizza la coscienza, ma tollera e unisce tutti).

Spiega quello che è Dio nelle “Beatitudini”, giunte a noi in due versioni: Matteo 5,3-11, Luca 6,20-26. Non fa riferimento ad alcun termine religioso. Dichiara  “felice” (makarios) come Dio, felicità profonda che indica le condizioni per giungere al Regno di Dio, che è lo stesso Dio (è un modo di indicarlo) e nelle Beatitudini ci dice che Dio si identifica con i poveri, con i miti, con chi soffre, con chi ha fame di giustizia, con una causa etica.

Né in Matteo né in Luca vi è nulla di “religioso”. Per Gesù Dio è nel “laico” e si identifica nell’etico. Non sta nei ricchi soddisfatti, sazi, che ridono, ma con quanto è umano, non sta nel religioso, nella bontà delle persone.

Dio è la bontà che vive in tutti gli uomini e che unisce quello che è diviso. E dice (1 Giovanni 4,8) “Chi non ama non ha conosciuto Dio perché Dio è amore”.

 

Riassumo.

  1. Il Vangelo non è un libro di “religione”, la sua finalità è un “progetto di vita”, un insieme di valori che configurano il modo di vivere di una persona, la umanizzano.
  2. Nei Vangeli il fatto religioso è centrale, ma Gesù vuole spostarlo, modificarlo, darle altro senso. Evidenzia che il fatto religioso tradizionale, invece di avvicinare a Dio, lo rende più difficile da incontrare.
  3. Il Vangelo è il racconto di uno scontro: tra religione praticata sulla base di rituali, leggi, proibizioni produce una frattura nelle persone credenti e la “religione” umana. La religione deve procurare, invece, la liberazione dai sensi di colpa, dare senso alla vita, avviarci verso Dio come piena felicità.
  4. Tutto questo, essendo sociale, vale anche per la società, risponde ai problemi sociali in cui vivere in pace e serenità. La religione di Gesù sposta il centro della religione dal sacro, dogmatico, all’uomo, all’etico perché è in questo campo che incontriamo Dio (secondo Gesù di Nazareth).

 

7.Se Dio lo incontriamo tramite la fede, l’etica della bontà e non mediante una religione, la Chiesa (o la struttura umana e concreta) deve essere ripensata e gestita in altro modo.

Teniamo conto che

  1. il Vangelo è giunto a noi tramite la “Chiesa”. La memoria di Gesù di Nazareth è il risultato di una catena di credenti che hanno cercato storicamente di vivere quello che lui ha insegnato
  2. il suo messaggio è stato interpretato, condizionato dalla Chiesa secondo il “ricordo di Gesù”, ma anche “dagli interessi degli uomini” che lo hanno vissuto e deformato.

La proposta di Gesù è stata una religione fin dall’inizio?. E’ un tema aperto con alcune certezze. Paolo è l’organizzatore delle prime chiese e le lettere, primi scritti del Nuovo Testamento, ne sono la prova. Sono state gestite almeno 15-20 anni prima che i vangeli avessero una redazione definitiva, che abbiamo noi.

Queste avevano una struttura “domestica”, familiare, dove il pater familia esercitava il potere.

Inoltre si erano allontanata dal modo di vivere e dagli insegnamenti di Gesù. Le “assemblee” avevano una gestione attenta dei “riti”, degli interventi (“le donne tacciano”) che è giunto fino a noi.

Ed allora anche la “Chiesa” (assemblea popolo di Dio) inizia ad essere gestita come “religione” (una in più) e condanna eresia, lotta con i “nemici”, rafforza la sua identità ed assomiglia alla struttura di ogni religione.

E’ evidente che la Chiesa, così come è, ha bisogno di cambiare, non solo la “Curia” (vaticana) o le chiese locali, ma vi è bisogno che – nelle loro scelte – Papa e vescovi assomiglino a Gesù, tengano i piedi per terra nel ministero, continuino a tenere vivo il Vangelo, la “religione” per cui Gesù fu perseguitato, crocifisso.

Eppure, per molta gente, i riti valgono più dell’etica, della correttezza umana, vale più il culto che la trasparenza economica della comunità e dell’istituzione. Per esemplificare: si pretende il “silenzio” in chiesa e non si mettono i contributi ai dipendenti; famiglie cattoliche che non tollerano il figlio “non sposato in chiesa” o divorziato e poi hanno una vita in famiglia senza ascolto reciproco, senza rispetto delle persone; governanti attenti “alla buona religione con la gerarchia”, ma poi non vedono il diritto dei deboli.

Ogni “religione” per perpetuarsi ha bisogno di diventare “istituzione”, anteponendo gli interessi ai fini, l’economia alla pastorale.

Se poi, oltre ad una religione, è uno “Stato” (Città del Vaticano) le relazioni con i poteri pubblici si complicano ed il diritto antepone gli interessi dello stato al rapporto con le altre religioni, difendendo interessi  in aperto contrasto con il Vangelo.

Se vuole essere credibile, fedele alla laicità del Vangelo, la Chiesa deve formulare l’etica rispettando tutti, senza distinzioni. Quello che importa è il “buon cittadino” umano, non il buon religioso praticante.

 

 

Fredo Olivero,comunità san Rocco Torino 2016.7

Nota. Le riflessioni sono riassunte da conferenze di Josè Maria Castillo e dal testo “La laicità del Vangelo, ed. Meridiana.